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C’è
una grande differenza tra il crescere
all’interno di una famiglia appartenente ad una
religione tradizionale o all’interno di una che
ha aderito ad una setta. Nel primo caso la
religione, la tradizione culturale, il modus vivendi sono quasi sempre in sintonia con la società che ci
circonda e con l’approccio ai principi che ne
costituiscono la cultura, la storia, i valori
condivisi. Nel secondo, non soltanto si è
costretti a credere in qualcosa che spesso è in
dissonanza con tutto questo, ma si deve agire
concretamente per confermare quotidianamente la
sintonia con l’ortodossia del movimento. Molto
spesso questi atti sono in assoluto contrasto con
il comune sentire del mondo esterno. La
variegata composizione dei culti esistenti nel
nostro Paese non ci consente di esprimere
valutazioni su ciascuno di loro, e nemmeno di
tratteggiarne, anche sommariamente, le
caratteristiche che più li connotano. Ma, in
estrema sintesi, possiamo ricordare gruppi quali
Testimoni di Geova e Hare Krishna, passare da
Scientology, per arrivare fino ai Bambini di Dio,
la Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon,
il Falun Gong, i Raeliani con le loro tecniche di
clonazione degli esseri umani. E come estrema
manifestazione Aum Shinri-kyo, famoso per
l’attentato alla metropolitana di Tokyo con il
gas nervino che provocò dieci morti e cinquemila
feriti. In alcuni di questi culti predominano
pratiche che prevedono particolari scelte
alimentari, spesso nocive dal punto di vista della
salute, particolarmente quando si tratta di
persone in età di sviluppo come i bambini. C’è
spesso un approccio assolutamente singolare nei
confronti delle cure mediche, dalle vaccinazioni
alle emotrasfusioni1
che sono spesso assurte agli onori della cronaca
per eventi tragici. Senza contare le tecniche
scorrette di manipolazione mentale. La
realtà è che l’essere o il divenire membro di
un culto o di una setta è un’esperienza che
imprime un marchio indelebile nella vita di
chiunque la subisca. Quando poi tale esperienza ha
luogo negli anni della formazione, sia fisica che
intellettuale, in tal caso l’impronta
costituisce un handicap che esercita la sua
influenza per tutta la vita. La
nostra Costituzione tutela la libertà di
pensiero, di espressione e di religione, d’altra
parte sono tutelati anche altri diritti. Non
possiamo non ricordare l’art. 30 della
Costituzione che sancisce che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli
… nei casi di incapacità dei genitori, la legge
provvede a che siano assolti i loro compiti».
Alla luce di questo, il Codice civile, all’art.
147 amplia il concetto e stabilisce che «il
matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo
di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo
conto delle capacità, dell’inclinazione
naturale e delle aspirazioni dei figli»2. Un
attento esame della stragrande maggioranza dei
culti marginali esistenti in Italia mostra in modo
chiaro e inequivocabile che al loro interno si
verificano spesso condizioni che non solo
prevaricano le capacità, le inclinazioni naturali
e le aspirazioni dei figli fino a soffocarle, ma
rendono i genitori «incapaci» di assolvere
pienamente l’obbligo derivante dalla
Costituzione e dalle leggi. È dei giorni scorsi
la notizia della sottrazione dei figli a una madre
troppo assorbita dalla sua smodata passione per le
chat line, e per questo incapace di prestare loro le cure e
l’assistenza necessarie. Per
fornire un altro esempio, faccio riferimento al
gruppo dei Testimoni di Geova. L’essere
o il divenire Testimone di Geova necessariamente
obbliga ad una riconsiderazione o ad una
valutazione del mondo in cui l’individuo vive e
opera e che, alla fine, porta al completo
estraniamento da esso. Si comprende quindi che nel
caso di un bambino, tale condizionamento sia
foriero di gravi guasti al suo equilibrio e al suo
corretto inserimento nella società. I problemi
cominciano fin dall’ingresso del piccolo nel
mondo costituito dai suoi coetanei, che è
rappresentato prima dalla scuola materna, poi
dall’asilo[1]
e via via dagli stadi successivi del sistema
scolastico. Il bambino figlio di Testimoni di
Geova percepisce immediatamente di vivere in un
mondo che gli è ostile e dal quale egli deve
imparare a tenere le distanze, pena la distruzione
o la disapprovazione di Dio. Gli viene insegnato,
infatti, che tutti i governi del mondo, che siano
democratici o dittatoriali, sono governati
invisibilmente da Satana (sicché non vi è
differenza tra il regime di Stalin, Hitler o
Saddam Hussein o quello del governo olandese,
danese o francese). Per tale motivo non è
possibile nessuna collaborazione, nessun sostegno,
nessuna condivisione delle scelte operate anche
democraticamente. Si esige solo un atteggiamento
passivo nel quale non è prevista, alcuna attività
volta a prendere parte allo sviluppo sociale,
politico o culturale delle nazioni che li
ospitano: pena la scomunica. Cosicché egli si
autoesclude divenendo un pària. I momenti
peggiori, che incidono in profondità sulla psiche
del piccolo, sono quelli che per gli altri
costituiscono i momenti più felici: le
festicciole in classe e gli altri momenti di
aggregazione. Il piccolo Testimone considera tali
eventi come momenti di massima infelicità perché,
nonostante si senta attratto da essi, deve
rifuggirli come la peste. La celebrazione del
compleanno o dell’onomastico di un suo compagno
o della maestra, la ricorrenza della festa della
mamma o del papà, il truccarsi in maschera in
occasione del carnevale, o una qualunque altra
occasione, come le recite di fine d’anno o le
recite natalizie, o la partecipazione a
competizioni sportive e così via, sono tutti
momenti di disperazione. Gli viene, infatti,
insegnato che si tratta di celebrazioni demoniache
che contraddistinguono il “mondo del diavolo”,
e dalle quali egli deve assolutamente guardarsi ed
evitarle. Il bambino viene emarginato. Da qui il
senso di frustrazione, di rivendicazione, che
pongono le basi per un atteggiamento aggressivo
nei confronti della società ed il desiderio che
essa venga al più presto distrutta, come gli
insegnano del resto mamma e papà. La
“vendetta” potrà arrivare non appena sarà in
grado “predicare” ad altri la loro fine
imminente[2].
Questa
singolare caratteristica è stata pienamente
percepita da uno dei grandi conoscitori
dell’attuale realtà americana, lo scrittore
Harold Bloom che in un suo libro intitolato La
Religione Americana
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