INTERVENTO

 

È incontestabile che oggi la nostra società va sempre più verso un politeismo dei valori, inducendo a un relativismo esasperato, a una non possibilità di accedere a verità definite di fondo per una risoluzione dei problemi esistenziali. Di conseguenza vengono meno i centri di riferimento, le istanze indiscusse per una formazione razionale delle affermazioni. Questo si riflette in maniera fedele anche nel mondo del religioso. Non si può pretendere che la sfera dello spirituale resti esclusa da questa “corrosione” totale dei valori e degli ideali. Lo stesso concetto di realtà e di verità si è frantumato in mille pezzi, come si frantuma un vetro. È indubbio che la cultura stia vivendo in un profondo smarrimento, sia nel campo intellettuale che pratico. Quando una società tende a considerare una certa “pratica religiosa” sullo stesso piano di un’altra, senza accertarsi prima, di quali procedimenti – leciti o no - il gruppo o il leader adoperi all’interno del culto, si realizza una privazione dei valori: la verità perciò diviene quello che l’Io personale ritiene sia credibile. La conseguenza di questo relativismo getta le persone nella confusione e nella perdita di se e delle proprie radici. Oblio dentro il quale, leader senza scrupoli ingrassano le loro fila, coniando ricette semplici, risposte “definitive” per la risoluzione delle incertezze, “capaci di far luce” nella confusione: un circolo vizioso che nasce e vive sulle rovine della coscienza umana, costruisce puzzles accettabili, montaggi artificiali di “verità”. Anche se poi ognuna di queste “verità” pretenderà di essere l’unica, l’autentica via verso la salvezza ultima. 
In ultima analisi di fronte a fenomeni di questo genere non è sufficiente conoscere, ma occorre prendere posizione e di conseguenza elaborare metodi e strategie avvalendosi di tutti i mezzi disponibili. L’indifferenza troppo spesso celata sotto la dizione “tolleranza”, non conduce a nulla, anzi si è dimostrata deleteria. Certo accettare certe sfide non è facile, occorre prima di tutto la consapevolezza di sé, di quello che si è veramente, occorre il coraggio di mettersi in “gioco” con il rischio di sbagliare. Ma credo che la responsabilità più grave da sostenere sia quella dell’omissione, così per non correre il pericolo di sbagliare, rischiamo di non agire.

Federico Tondi