| |
Un SOS contro le sette
Osservatorio contro gli abusi, in soccorso di vittime e familiari
Articolo pubblicato sul quotidiano La Nazione il 23 ottobre 2003
FIRENZE — «Dare voce a chi non l'ha mai avuta e trascina inascoltato la sua angoscia. Aiutarlo a sperare, anche
nella legge. E sopratutto, metterlo a contatto con chi vive il suo stesso dramma».
Nasce a Firenze l'Osservatorio Nazionale Abusi psicologici. A volerlo, un gruppo di persone che in varie forme hanno conosciuto e studiato il fenomeno dilagante
delle sette. Presidente è Patrizia Santovecchi, che da sei anni si impegna in questo campo.
«Abbiamo un buon numero di esperti — ci dice — che possono aiutare chi vive questo dramma. Sono avvocati e psicologi, psichiatri e gruppi di ascolto. Il
fenomeno, anche se ultimamente se ne parla di meno, è in continua espansione.
Solo in Toscana, sono dati del ministero dell'Interno, abbiamo 63 sette religiose che in qualche modo hanno avuto a che fare con la giustizia. Poi ci
sono le altre».
Che significa "abuso psicologico"? Dove comincia il diritto di ognuno di scegliere la sua fede, la sua vita, e quello della società di aiutarlo a fuggire
da forme di plagio, autentiche schiavitù morali e fisiche, forme di violenza inimmaginabili?
«E' il problema centrale — continua Santovecchi — non abbiamo leggi che ci possano aiutare in modo definitivo. Né possiamo fare una caccia alle streghe. Ma
qualcosa si va precisando. Per esempio, se un gruppo non indica con chiarezza i suoi obiettivi. Se ciò che dice all'esterno è diverso da ciò che realmente
vivono o subiscono gli adepti. Se esistono casi di violenza, o autentiche spoliazioni di ogni avere. Se tutto questo accade, allora un'indagine
conoscitiva è necessaria».
Patrizia Santovecchi, assieme alla giornalista Chiara Bini, è autrice di un volume «Figli di un dio tiranno», che racconta le vicende di chi ha avuto la
forza di uscire da un gruppo religioso. C'è la storia della ragazza che veniva violentata sessualmente dal suo guru, e quando si ribellava veniva legata
nell'ovile, per giorni, senza cibo, nei suoi stessi escrementi. C'è quella della donna che un giorno fuggì con i bambini dalla santona che la prevaricava, ma ha
dovuto rinunciare a suo marito che è rimasto nel gruppo. Chi aiuta questa gente, chi li consola? Perché non sono alieni, sono uomini e donne di Arezzo, di Siena,
di Firenze. E i loro familiari non sanno come aiutarli, e addirittura subiscono querele, minacce, ritorsioni.
«Ho incontrato centinaia di persone in questi anni — ci racconta Patrizia — per lo più familiari, genitori, mogli e mariti di persone scomparse nel nulla. Ma
sopratutto ho incontrato persone di tutta l'Italia che, come me, si stanno impegnando per aiutare i fuoriusciti dalle sette. Da questo è nata l'idea dell'Onap.
Stiamo allestendo due siti web, stiamo preparando dei convegni, aggiorniamo continuamente l'elenco dei consulenti esterni. Ormai esiste una diffusa
letteratura su questo argomento e posso dire che nessuno è esente da rischi. Non è vero che solo le persone più semplici, incolte, modeste, possono finire in un
gruppo del genere. Io sostengo che le sette si sono suddivise il mare. E ognuna sa dove pescare e chi pescare. Così, alcune si rivolgono ai semplici, ma altre
ai giovani rampanti, altre agli adulti ricchi, quelle sataniche giocano sugli istinti sessuali e così via».
Uscire da una setta, dunque, ma per andare dove? Chi ci riesce è considerato "trasparente" dai suoi ex, perfino dai familiari. E' solo, è pieno di dubbi. Ha
bisogno di ricostruire la propria relazione con il mondo esterno.
Onap è un'associazione senza fini di lucro. Ci lavorano solo dei volontari che a loro volta hanno bisogno di un sostegno, anche solo per affrontare le spese di
gestione.
Due i siti web in allestimento: www.onap-italia.org e www.mentinostaggio.org.
Indirizzo e-mail: info@onap-italia.org.
di Maurizio Naldini
Per vedere la riproduzione
dell'articolo originale (formato ipg, 134kb), fai clic
qui.
Torna all'indice
|
|
| |
In due milioni nelle sette
Intervista a Patrizia Santovecchi pubblicata su Il Messaggero del 15 gennaio
2004
ROMA - Prima la preghiera e le benedizioni, poi le medicine contro l'ansia e i
ricostituenti. Infine, il passo decisivo: la consacrazione a Sorella della
Carità, con obbligo di castità, obbedienza e soprattutto povertà, dato che gran
parte dei risparmi doveva essere versato alla setta.
Sono queste la tappe della trasformazione di una persona libera in una
sottoposta al totale controllo mentale di Mamma Ebe. Li ha descritti in un libro
Patrizia Santovecchi, (con Chiara Bini, "Figli di un dio tiranno", edizioni
Avverbi), che oggi è il presidente dell'Onap, l'Osservatorio nazionale sugli
abusi psicologici [www.onap-italia.org], che cerca di gettare un po' di luce
sulla diffusione in Italia di questi culti.
Presidente, quanto è esteso il fenomeno delle sette in Italia?
Ce ne sono circa un migliaio, che coinvolgono due milioni, due milioni e mezzo
di persone. I dati sono un po' più alti di quelli ufficiali, perché teniamo
conto non solo delle sette internazionali, ma anche di quelle diffuse solo sul
territorio italiano o a livello locale.
Come si entra a far parte di una di queste sette?
Il cuore del problema è che le persone non conoscono a sufficienza le tecniche
di controllo mentale che questi santoni o leader religiosi riescono a mettere in
atto. A rischio sono dunque tutti coloro che affrontano un normale momento di
debolezza. Nella testimonianza raccolta nel libro, la suora di Mamma Ebe si
avvicina alla setta dopo la separazione dal marito. Quando la incontra rimane
affascinata dagli occhi magnetici che la catturano. Poi si scopre che la santona
usava le lenti a contatto colorate: verde smeraldo, quando parlava a nome di
Gesù e azzurre quando parlava a nome della Madonna. Poi c'è la somministrazione
in quantità industriale di medicinali contro l'ansia che creano dipendenza e la
dipendenza psicologica dalla santona, che viene consultata per ogni minimo
problema. E infine l'impegno totale, diventando Sorella della Carità.
E come se ne esce?
In qualche caso sono gli stessi adepti che iniziano a nutrire qualche dubbio.
Nel caso del libro, il timore di abbandonare il figlio, la morte del padre che
non vedeva da anni perché seguace di un'altra setta e un colloquio con un
sacerdote. In altri, sono gli stessi familiari che cercano di intervenire,
perché vedono il proprio caro allontanarsi sempre di più.
di Federico Ungaro
Torna all'indice
|
|
| |
Sette e culti abusanti nel colloquio con la presidente dell'Osservatorio
Nazionale sugli Abusi Psicologici
Intervista pubblicata sul sito
Romasette.it il 18 ottobre 2007
Il fenomeno delle sette, riportato in evidenza
da alcuni recenti fatti di cronaca, sta assumendo dimensioni preoccupanti.
Prova a fare il punto della situazione sull’argomento Patrizia Santovecchi.
Fiorentina, diplomata in scienze religiose, è presidente dell’Osservatorio
nazionale abusi psicologici, che nasce dall’esigenza di approfondire le
problematiche che gruppi «di natura religiosa, esoterica e spirituale»
pongono all’individuo, alle famiglie ed alla società.
Qual è precisamente l’attività dell’Onap?
Vuole essere un supporto e un sostegno psicologico per coloro che intendono
uscire dall’affiliamento a una setta o per i famigliari delle persone che ne
fanno parte. L’Onap, inoltre, è impegnato in una mappatura dei culti
abusanti sul territorio nazionale, come quelli legati al satanismo, a maghi
e fattucchieri vari; svolgendo per di più un’opera d’informazione corretta
sulle tecniche che i guru di queste organizzazioni adottano per ottenere i
loro scopi.
Ma che s’intende per culto abusante?
Perché si abbia a che fare con un culto abusante, l’elemento discriminatorio
è dato da un “leader” che utilizza tecniche di manipolazione mentale per
trattenere con l’inganno i propri adepti. Esso quindi non s’identifica con
un qualunque sentimento spirituale e religioso. Deve esserci una volontà
coercitiva e un proposito ingannevole.
L’11 ottobre scorso, la Digos di Bari ha concluso in indagine che ha
sgominato i componenti di una “psico setta” operante su tutto il territorio
nazionale. Truffa aggravata, violenza sessuale, violenza privata e calunnia
tra i reati commessi da quella che era una vera e propria associazione a
delinquere, che prometteva ai partecipanti di poter acquisire “capacità di
autoguarigione fisica e spirituale”. Come si può cadere in un incubo del
genere?
Le persone, generalmente, vengono convinte che l’uomo ha poteri che non
adopera, dal momento che il cervello viene utilizzato solo in piccola parte,
e ciò viene attribuito dal “guru” di turno ad una serie di cause da
rimuovere: cultura, stile di vita, inibizioni. Quest’offerta, poi, per così
dire, s’incontra con una domanda. Dall’altra parte, infatti, nella
maggioranza dei casi incontriamo persone che soffrono per lutti in famiglia,
perdita del lavoro, delusioni d’amore, rottura del matrimonio, malattie
gravi. Quando in questi frangenti capita il buon reclutatore, che sa toccare
le corde giuste, la persona si aggrappa a qualunque illusione.
Ma quali sono le dimensioni del fenomeno in Italia?
Per quanto riguarda i gruppi generici, il numero stimato è all’incirca di
1.200, escludendo quindi il singolo mago o la fattucchiera locale, con circa
2 milioni e mezzo d’aderenti. Quelli più organizzati hanno una casa madre in
una regione e poi ramificazione internazionali, perché generalmente nascono
negli Usa o in India e poi arrivano da noi. Poi abbiamo quelli distribuiti a
macchia di leopardo e infine quelli squisitamente locali. I satanisti
costituiscono invece un discorso a se stante.
Per quale motivo?
Perché hanno caratteristiche diverse, a partire dal modo in cui sono
aggregati. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccole formazioni
distribuite a ragnatela, mentre nell’ “organigramma” di altre organizzazioni
incontriamo una struttura piramidale con un leader in cima e poi a pioggia
gli altri ruoli. In ogni caso, il numero della rivista di polizia moderna
del 6 giugno 2007 indicava in Italia oltre 8.000 gruppi di satanisti, e
parliamo di una stima al ribasso, con 60mila adepti circa.
Con quali metodologie ci si avvicina alle vittime degli abusi, e quali
sono le terapie che vengono utilizzate?
Sostegno, ascolto, al genitore o al famigliare, anche se non possiamo certo
interferire con la volontà di persone maggiorenni che decidono di entrare in
una setta. L’aiuto che possiamo fornire è legato al fatto che siano loro a
cercarci. Il problema è che in Italia non abbiamo una legge sulla
manipolazione mentale a differenza di Francia, Germania, Belgio. Se un
singolo aderente ad una setta commette un reato, la colpa è sua e non di chi
lo ha plagiato costringendolo di fatto a compierlo.
Ma non esiste l’istigazione al reato?
Provi a dimostrarlo in aula. In realtà grazie a questo vuoto legislativo i
“leader” di molte sette riescono ad evitare le accuse più gravi. Senza
contare che in molti Paesi esse costituiscono dei veri e propri imperi
economici con miliardi di fatturato, il che vuol dire potere e talvolta
protezione politica.
Il vostro servizio si rivolge anche agli adolescenti?
Svolgiamo all’interno delle scuole superiori delle lezioni su questi temi.
Spieghiamo le tecniche della persuasione non solo in relazione alle sette,
ma anche alla pubblicità, al bullismo.
C’è plagio anche in questi casi?
Il meccanismo d’induzione ha campi d’applicazione e livelli di pericolosità
molteplici, riguarda anche il terrorismo, per esempio, e sul luogo di lavoro
diventa moobing. Cambiano le modalità e i fini ma il meccanismo di base è il
medesimo
di Francesco Lalli
Torna all'indice
|
|